Italia a tavola: global o local?

Italia a tavola: global o local?
Il giornalismo enogastronomico fra km zero e cucine del mondo
In un mondo sempre più globalizzato, ma anche sempre più attento alla filiera corta, come si orienta il consumatore? Al Festival Internazionale del Giornalismo esperti e appassionati del “mangiar bene” si sono incontrati per discutere delle attuali tendenze e delle opportunità per il futuro.

Mentre l’Italia festeggia i suoi 150 anni, la stampa enogastronomica cerca una difficile “terza via” fra esterofilìa e difesa a oltranza del “made in Italy”.

Sono intervenuti Bruno Gambacorta, giornalista di RAI 2 e curatore della rubrica Eat Parade, Vittorio Castellani, giornalista poliedrico, “Gastronomade” per gli amici, Giacomo Rech imprenditore food&wine, Marco Bianchi ricercatore, giornalista e scrittore e Stefano Cimicchi di APT Umbria.

Giacomo Rech ha subito catturato l’attenzione dei presenti parlando della sua esperienza come titolare di GreenTea, non un ristorante cinese come tanti nel cuore di Roma, ma un luogo in cui la cucina cinese trova un approccio filologico, ed è così che la cucina diventa esperienza e si fa cultura. Con Cimicchi siamo tornati nella nostra bella Umbria in cui c’è ancora tanto da imparare su come qualificare e valorizzare il nostro tesoro enogastronomico anche, anzi soprattutto, al di fuori dei confini regionali. Marco Bianchi invece ci ha parlato di come il cibo sia la prima fonte del nostro benessere. L’alimentazione diventa medicamento che richiede però consapevolezza e conoscenza nell’abbinamento e nei dosaggi. Germogli, Alghe, Tofu, poca carne e poco latte...Ma come conciliare tutto ciò con le nostre tradizioni culinarie e soprattutto con il nostro GUSTO? È una domanda che faccio a me per prima e che faccio anche a voi!

Se pensiamo che nel Ferrarese c’è il terzo produttore al mondo di couscous, che in Italia ci sono coltivazioni di riso giapponese e di tante altre specialità orientali, ci rendiamo conto che qualcosa intorno a noi è cambiato, come ci ha fatto notare Castellani. È importante non chiudere gli occhi, ma capire che la storia dell’alimentazione è una processo in continua evoluzione, fatta di scambi tra culture, popoli…tra vicini di casa!

I rischi da evitare sono da un lato il rifiuto aprioristico dei sapori in arrivo da tutto il mondo, dall’altro un “relativismo gastronomico” che potrebbe penalizzare le nostre eccellenze, già a rischio nella competizione globale.

Più che un dibattito una vera e propria tavola rotonda che ha sfatato qualche mito, ha dato maggiore consapevolezza ai partecipanti-consumatori e ha aperto tante questioni da approfondire...magari in altri convegni di uguale spessore.